Mal di Spagna vol. II

Come si spiega a chi non ha mai vissuto all’estero, cosa significa?
Secondo me ci sono sensazioni, emozioni, stati d’animo che non si possono spiegare a parole e se sì, non è così semplice.
Io non so spiegare benissimo il mio “mal di Spagna”, so solo che laggiù mi sentivo un’altra persona, tutto pesava di meno.
Forse perché ad Alicante non avevo “muri” che mi tocca ergere qui, ero molto più serena e rilassata sotto certi aspetti; potevo essere chiunque, nessuno mi puntava il dito.
Qui invece, come starnutisco lo vengono a sapere pure dall’altra parte della città. Se succede qualcosa le notizie vengono storpiate dalle menti più fantasiose, sono venuta a sapere storie su me stessa che neanche lontanamente immaginavo.
Se non si frequentano certi giri, persone, locali, si è totalmente OUT.

Io personalmente mi discosto da tutto ciò, per fortuna ho conosciuto delle persone che la pensano come me, con le quali posso essere me stessa senza aver paura di mostrare la mia personalità, i miei gusti, le mie idee.
Forse da quel lato ho ritrovato un pezzetto di Spagna, ho trovato persone che non mi fanno pesare il mio essere.
Devo dire grazie a queste persone, che sono diventate la mia “piccola” Spagna.

A sto giro non ho granché da dire.
Lascio a voi le parole.

Isa

Un tuffo nelle Langhe

Le Langhe, la zona collinare che circonda Alba e dintorni, sono diventate dall’anno 2014 Patrimonio Mondiale Unesco.
Vi starete chiedendo cosa hanno di speciale queste colline (oh, sempre colline sono! Mica spiagge paradisiache o siti archeologici!), eppure non immaginate quanto siano importanti per il territorio.
In primo luogo il paesaggio: la sinuosità di queste colline, le onde e l’atmosfera che creano credo che siano inimitabili, ormai il turismo è diventato internazionale.
Però perché questa zona del basso Piemonte è così famosa in tutto il mondo?
Il vino signori, IL VINO!
In queste zone si produce il assoluto il miglior vino rosso esistente sulla faccia della terra: il Barolo, grazie all’autoctono vitigno del Nebbiolo.
AVVERTENZA: SE NON NE AVETE NEANCHE LONTANAMENTE SENTITO PARLARE, FUORI DA QUESTO BLOG! XD

E poi signori, in queste zone oltre che per bere, si viene per magnare! Ma come, mai sentito parlare del tartufo bianco d’Alba e della fiera internazionale che si svolge ogni anno ad ottobre?
La cucina piemontese è una delle più rinomate in Italia, abbiamo una vastità di piatti che c’è l’imbarazzo della scelta.

Ho viaggiato tanto, sono stata in molti posti in Europa e non, ho vissuto 8 mesi in Spagna…ma niente, niente potrà mai togliermi dal cuore le mie amate colline.
Ci sono talmente tanti posti meravigliosi qui, che c’è solo da perdersi: ogni punto panoramico è un belvedere.
Sono costantemente circondata da bellezza, che a volte non me ne rendo conto…e me lo sottolineano i turisti, che mi chiedono come possa essere abituata a tutto ciò.
La verità è che ogni volta le Langhe mi stupiscono, sempre.
Puoi togliere un piemontese dalle Langhe, ma non potrai mai togliere le Langhe dal cuore di un piemontese.

Detto questo, vi aspetto tutti ad ottobre per la fiera 😛

10 motivi per cui Malta è da visitare

Per molti Malta può sembrare una meta scontata o addirittura senza opportunità; posso solo dirvi che la maggior parte delle persone pensano negativamente su questa splendida isola e ora vi dirò 10 ragioni per le quali vale la pena visitarla.

  1.  Malta è un’isola molto piccola e per questo motivo è comoda da girare e in una settimana è possibile visitarla tutta.
  2. Ci sono spiagge e scogliere mozzafiato che per gli appassionati di fotografia sono un divertimento infinito.
  3. C’è tantissima vita notturna, soprattutto a Sant Julian, sia per i giovani sia per le persone più adulte;
  4. La vita costa decisamente poco, si spende qualcosina in più in spiaggia ma per il resto è tutto accessibile.
  5. Si mangia bene e dal momento che è un’isola popolata per il 70% da italiani, nel caso vi venisse voglia di una pizza potete essere sicuri di non rischiare di mangiare una suola di scarpe o qualcosa che assomigli vagamente ad una pizza; i pizzaioli sono italiani, quindi è buona.
  6. E’ possibile fare delle escursioni, come a Comino Island o a Gozo che a parer mio sono le due escursioni più belle.
  7. Clima: al mattino è un po’ umido, poi dalle 10 in poi l’aria diventa secca e si sta poi bene.
  8. La distanza: Malta è a 1 ora e mezza di aereo scarsa dall’Italia, quindi molto comoda.
  9. I prezzi: io ci ero stata ad agosto (altissima stagione) e non avevo pagato un’esagerazione: 200 euro il volo e altri 200 euro il pernottamento con prima colazione. In un altro periodo sarebbe stato una fucilata, ma contando che era la settimana di ferragosto mi era ancora andata di lusso.
  10. Oltre a il mare e alle belle spiagge e baie, Malta è anche ricca di storia e di siti da visitare, come la capitale La Valletta e la ex capitale Mdina.

Detto questo, spero di avervi dato abbastanza motivazioni per andare a Malta quest’estate! Se qualcuno passerà di lì o ha bisogno di qualche consiglio, batta un colpo! 😉

Isa

Rock the boat!

Ovviamente se devo parlare di Italia, dove casco? Sulla Sicilia. Senza dubbi.
Per chi avesse prenotato un viaggio in Sicilia quest’estate nella zona della Riserva dello Zingaro, lasciate che vi dia qualche dritta.

Come ben saprete, in Sicilia fa caldo, MOLTO CALDO. Quindi se non siete abituati a queste temperature, vi sconsiglio di intraprendere questa gita.
La Riserva Naturale dello zingaro si estende a partire da Cala Mazzo di Sciacca fino a San Vito lo Capo e sono 7 km. Notate bene 7 KILOMETRI.
La riserva è possibile vederla in due modi: a piedi per i più coraggiosi e a mio avviso anche fuori di testa, oppure in barca.
Perché è da fuori di testa farla a piedi in piena estate?
Perché non c’è un filo d’ombra del raggio di 7 km: camminare tutto quel tempo sotto 35 gradi fissi fidatevi che non è il massimo della libidine e non c’è la possibilità di rifornirsi di acqua e cibo, quindi se non siete voi stessi a portarvi tutto, scordatevi di trovare qualcosa lungo il tragitto.
La seconda soluzione, quella secondo me più logica e sensata, è fare un tour in barca; si può partire sia da Castellammare del Golfo sia da San Vito lo Capo (dipende dove siete alloggiati, ovviamente) e il tour dura circa 4 ore.
Chi si occupa di questi giri vi racconterà la storia della riserva, vi permetterà di scendere a fare il bagno nelle varie calette e una sosta fissa sarà sicuramente a Scopello.
Questa era la soluzione che avevo adottato io e fidatevi che la scelta era stata più che azzeccata: inoltre i ragazzi che ci portavano in barca, la quota del tour comprendeva anche una merenda offerta da loro a base di “pane cunzato”, frutta e caffè.

Per i digiuni di dialetto siculo, il pane cunzato letteralmente vuol dire pane condito, che loro intendono come un panino con pomodoro, mozzarella, olio e origano (c’è chi mette anche l’acciuga).

Detto questo, spero non siate così folli da farvi 7 km di camminata sotto il sole battente e opterete per il tour in barca 😉
Raccontatemi la vostra esperienza se ci siete stati!
Per oggi è tutto da Radio Sicilia XD

Isa

 

Tornare a casa

C’è una cosa di cui non si parla mai, dopo il ritorno da un viaggio: casa propria.
Tanti pensano che il trauma sia partire…sbagliato signori: il trauma è TORNARE.

Perché?
Non so se esista una risposta vera e propria, ma io credo di essermi fatta un’idea o almeno credo.
Quello che sto per scrivere non vuole offendere nessuno e ancora meno voglio auto elevarmi sul piedistallo.

Partiamo da un concetto ormai risaputo, ovvero che una persona che torna da un viaggio non è la stessa che era partita.
E fino a qui, non ci piove.
Allora perché è tanto traumatico tornare a casa?
Posso dirvi ciò che ho vissuto io.
Il ritorno è sempre un problema perché vuol dire tornare alle vecchie abitudini, che magari per qualcuno e non per tutti erano state proprio il motivo della partenza.
Quando ero rientrata in Italia per carità ero felicissima di ritrovare la mia famiglia, gli amici di sempre e anche amici nuovi però ciò che sentivo era che me ne mancava e manca, tutt’ora, un pezzo.
A distanza di un anno dal mio ritorno dalla Spagna è ancora così: non mi sento appagata sotto certi aspetti; mi manca il confronto quotidiano, con la vita all’estero, le persone, la lingua stessa. Per me non poter parlare spagnolo tutti i giorni come prima è un trauma: sì è vero leggo e scrivo sempre in lingua, ho addirittura il telefono impostato in spagnolo che tutte le volte che i miei genitori o dei miei amici vogliono fare qualcosa la frase classica è “Isa, hai il telefono in spagnolo, non ci capisco niente!”

E io rido, perché per me è assolutamente normale.
A volte mi rendo conto di faticare ad intavolare alcuni discorsi con altre persone che non hanno vissuto le stesse, o comunque simili, esperienze mie ma non perché codeste siano inferiori a me…semplicemente hanno esperienze differenti rispetto alle mie. O nella loro vita non hanno potuto viaggiare.

Inoltre questo viaggio mi ha permesso di imparare a tollerare ed apprezzare certe cose ma al tempo stesso non accettarne più altre; sono diventata più paziente e affronto determinate situazioni con un atteggiamento più maturo.
Ciò che prima mi irritava, ora potrebbe non farmi più né caldo né freddo…ho raggiunto talmente tanto la mia indipendenza che i miei momenti di solitudine molte volte sono una manna dal cielo (soprattutto quanto il lavoro comporta a dover stare a contatto con clienti tutto il giorno).
Sono sempre stata una persona molto solitaria, ma questo viaggio ha accentuato ancora di più questo mio aspetto: non vuol dire che non sopporti la gente (ok, a volte sì), semplicemente mi circondo di persone che amo e loro amano me, non sono fatta per le amicizie “saltuarie”. Qualità, non quantità.
C’è chi pensa che è sbagliato essere troppo selettivi nella vita con le relazioni, per carità ognuno la pensa come vuole…ma sono dell’idea che come il cervello immagazzina solo le informazioni che sono strettamente necessarie, così bisognerebbe agire con le relazioni sociali: tenersi strette solo quelle indispensabili, il resto è noia.
Una volta avrei apprezzato anche questo tipo di compagnie, quelle persone che si frequentano con “leggerezza”, con le quali non c’è un rapporto vero e proprio ma è solo “frivolo”, “festaiolo”.
Ora non le apprezzo più, la Spagna mi ha insegnato che le persone vanno vissute fino in fondo, insomma pienamente.
Diversamente: ARIA. Statemi alla larga.
A tanti potrei risultare antipatica (anzi, sono sicura che è così) ma in tutta onestà non mi interessa: vivo per chi mi rende felice e per le cose che mi appagano, come già detto del resto non mi interessa.

Ora tocca a voi amici viaggiatori: com’è stato il vostro ritorno a casa? Cosa avete/avevate provato? Attendo i vostri commenti 😉

Isa

Villa Aldaya

In realtà non si chiama Villa Aldaya, l’ho battezzata così io quando stavo salendo la collina del Tibidabo a piedi, a Barcellona.
Chi ha letto “L’ombra del vento” sa perché l’ho chiamata così e, come me, sarà d’accordo nel dire che è esattamente uguale all’ambientazione del libro.
Sono passati 4 anni da quel viaggio ma me lo ricordo come se fosse ieri: insieme alla mia compagna di avventura, stavamo camminando lungo la strada che ci avrebbe portato al Tibidabo circondate da ville di ricconi che una vita del genere me la potevo e posso tutt’ora sognare di notte.
All’improvviso avevo alzato casualmente e gli occhi e l’avevo vista: imponente, bianca, che catturava l’attenzione. In un attimo mi ero immaginata catapultata in un’ambientazione degli anni ’40 post guerra civile spagnola, fantasticando sui vari passaggi del libro: Daniel e Beatriz che entrano furtivi dalla porta principale, un Juliàn Carax che non si dà pace e continua a cercare invano la sua Penelope, Fermìn con i suoi discorsi filosofici e futuristici…
Insomma, sembrava che il tempo si fosse fermato e non mi trovavo nell’anno 2014, bensì negli anni ’40 e la questione assurda è che non avevo nessuna difficoltà ad immaginare uno scenario che non era l’anno corrente, circondata dai miei personaggi preferiti.

Qualcuno ha visto questa villa? Spero ci sia ancora, mi dispiacerebbe l’avessero abbandonata o buttata giù.
Per oggi è tutto da radio Barcellona 🙂 alla prossima!

La prima volta a Firenze.

Nonostante sia italiana, non ero mai stata a Firenze e ogni anno puntualmente la solfa era la medesima “Basta, la prossima primavera/estate/autunno/Natale voglio andare a Firenze!” e ovviamente il viaggio balzava.

L’occasione per andarci era arrivata due anni fa: l’ultimo weekend di gennaio del 2016 c’era una riunione LIS di sbandieratori a Città della Pieve (Umbria) a cui partecipavano alcuni maestri musici e maestri di bandiera del mio gruppo (si, faccio parte di un gruppo di Sbandieratori e sono una tamburina, cercate Borgo San Lorenzo di Alba :D).
Per farla breve, eravamo partiti il sabato mattina prestissimo e avevamo deciso di trascorrere la giornata a Firenze: nessuna scelta fu così azzeccata.

Erano i giorni della merla, in teoria i più freddi dell’anno: poche balle, quel giorno c’erano 20 gradi e si stava tranquillamente senza giubbotto!
Io, da amante di storia dell’arte quale sono, sembravo una bambina che vedeva per la prima volta il mare: giravo con un sorriso da ebete stampato sulla faccia e gli occhi a cuoricino.
Purtroppo il tempo scarseggiava, però i luoghi principali li avevamo visti e per pranzo ci eravamo fermati in un localino carinissimo che si chiama “La volpe e l’uva”; mangiato da Dio e usciti con la pancia piena.

Purtroppo la sera dovevamo essere tassativamente a Città della Pieve, quindi il pomeriggio verso le 17 eravamo ripartiti alla volta dell’Umbria.
Sono passati 2 anni e prima o poi, lo giuro, ritornerò a Firenze.

Oye Carlos, llevame tu bicicleta!

Durante il mio giro della giornata a Valencia, vagabondando per la città vecchia non è difficile imbattersi in qualche murales o disegni sul muro.
Ero con i miei genitori e i miei zii, che non vedevo da Natale, e stavamo bazzicando le vie del centro storico senza una meta ben precisa.
Ad un certo punto il mio occhio era caduto su murales in stile shabby chic che ritraeva una bicicletta: quello era il mio periodo in cui l’unica musica che ascoltavo era il raggaeton e subito nella mia testa risuonarono le note di Shakira:
“Oye Carlos,
llevame tu bicicleta!” 

Che letteralmente significa: “Senti Carlos, portami la tua bicicletta!”
Ovviamente il tutto tradotto in italiano è abbastanza raccapricciante ma se volete ascoltare la canzone di cui sto parlando, ecco il link: https://www.youtube.com/watch?v=-UV0QGLmYys

La fotografia annessa (e anche un po’ ridicola) era venuta di conseguenza.
Ammetto però che il tutto mi era uscito talmente spontaneo e naturale, tant’è vero che qualche passante si era anche messo a ridere dopo la mia sparata sulla bicicletta.

Chiudiamo questa parentesi sulle biciclette e veniamo al sodo: questo articolo per dirvi che, a Valencia, è veramente possibile vedere di tutto.
Se è tra le vostre prossime mete, vi consiglio vivamente di visitarla anche se il periodo migliore per andarci è la primavera e le temperature sono nella norma…ma soprattutto perché a Marzo c’è Las Fallas, un festival tradizionale valenciano che attrae turisti da tutto il mondo. Potrebbe essere considerato una sorta di carnevale, con carri e figure pittoresche che raggiungono altezze vertiginose; l’ultimo giorno di questa manifestazione, a queste opere d’arte viene appiccato il fuoco e vengono lasciate bruciare fino a quando non si riducono in cenere e questo atto viene chiamato “Cremà” e sancisce la fine dei festeggiamenti e rimanda all’anno prossimo.

Se passerete da Valencia nei giorni a venire, battete un colpo e raccontatemi la vostra esperienza!

Hasta Luego 😉

Malta vol.II

Hola chicos! Sono tornata 😉
dopo un sondaggio, è uscito che il prossimo post sarebbe stato nuovamente su Malta.
Il bello di questa meta turistica è la varietà di paesaggi che possiede: si passa da scogliere a picco sul mare a spiagge sabbiose dorate.

La baia che vi propongo oggi è una di quelle del quartetto “golden bay” di cui vi ho parlato in qualche articolo precedente con la foto del promontorio.
Questa è la baia di mezzo, da cui si scende per una lunga scalinata: la spiaggia è attrezzata, è possibile affittare ombrelloni e sdraio, c’è un chioschetto sulla spiaggia dove è possibile comprare da bere e da mangiare.
Il mio consiglio in questa tipologia di vacanza, è stare leggeri per pranzo mangiando frutta e verdura, insomma cose fresche; se siete pallidi come delle mozzarelle, vi sconsiglio vivamente di stare troppo al sole, perché picchia sul serio!

Questa baia è stata la mia preferita in assoluto, tant’è vero che ci ero tornata una seconda volta: per la sua bellezza e per la praticità.
L’acqua assume dei colori spettacolari, brillanti e accesi; l’acqua era cristallina, trasparente e si vedeva tranquillamente il fondale.
Ai margini della baia ci sono degli agglomerati di rocce e pietre, per gli appassionati di snorkeling è ottimo per fare escursioni con pinne, maschera e boccaglio; inoltre non è nemmeno troppo profondo, bisogna camminare parecchi metri per arrivare ad una certa profondità altrimenti l’altezza è sempre al ginocchio 😀 per chi non sa nuotare o ha paura dell’acqua alta…è un ottimo posto =) è adatto anche per i bambini, in quanto la spiaggia è grande e c’è spazio per tutti.

Spero che questo articolo vi sia stato utile e se qualcuno quest’estate andrà a Malta…mi può scrivere senza problemi!
Al prossimo articolo, hasta luego 😀

Parc Guell

Ciao a tutti, come vedete tornerò a parlare della mia amata Barcellona, della quale non mi verrà mai la nausea.
Sono passati 4 anni da quel viaggio, in realtà ci ero stata anche una volta a novembre per lavoro, ma avevo visto praticamente niente.

Oggi l’argomento di discussione è il Park Guell: è uno dei simboli di Barcellona e di gran lunga uno dei luoghi più apprezzati dai visitatori, costruito da Gaudì all’inizio del ‘900.
Unico nel suo genere, è una sfilza di mosaici colorati, strutture bizzarre riprese dal mondo naturale; è composto da una serie di giardini e strutture architettoniche ed è situato sulla collina del Carmel nel quartiere La Salut.

Conoscete la storia di questo parco?
L’imprenditore Eusebi Guell voleva costruire una zona residenziale per la ricca borghesia e scelse Antoni Gaudì per il progetto: i lavori iniziarono nel 1900 e terminarono nel 1914 ma il parco venne aperto al pubblico solo a partire dal 1926.
Adesso è uno dei siti del Patrimonio Unesco, insieme ad altre opere di Gaudì  a Barcellona.

Alla fine della fiera il parco non divenne mai una zona residenziale per ricconi come voleva Guell e oggi è un giardino pubblico.
La zona più visitata è senza dubbio la terrazza panoramica che dà sull’ingresso principale e si chiama Plaza de la Naturaleza, esattamente dove sono seduta io nella foto.

Vi sono altre attrazioni nel Parco come la Scalinata del dragone, la sala Hipostila e la casa-museo di Gaudì; quest’ultima l’avevo visitata grazie alla tipologia di biglietto che avevo acquistato e consiglio di vederla.

Ciò che mi aveva colpita maggiormente del Parc Guell è come questa esplosione di colori, guglie e picchi, mosaici policromi e strutture architettoniche bizzarre, si sposi perfettamente con il territorio e la natura circostante.
Il contrasto è notevole, ma non stride. Non è fastidioso anzi, l’esatto contrario.
Risaputo che Gaudì era un genio, non ho bisogno di spiegarvelo ulteriormente 😛

Per oggi è tutto da Barcellona!
Attendo i vostri commenti ^^